Appunti sciarriniani, incroci musicali

Quest’anno, per la prima volta, il corso di composizione dell’Accademia Chigiana di Siena è stato affidato a Salvatore Sciarrino. Il mondo della musica contemporanea è bizzarro: Sciarrino è una superstar, tra gli appassionati della musica di ricerca, eppure quando vagava per la città nessuno gli chiedeva l’autografo. I più vedevano solo un tranquillo signore che si soffermava a osservare i bassorilievi della Fonte Gaia; noi allievi riconoscevamo un intellettuale senza confini, un musicista soavemente radicale, un genio che ha inventato inusitate modalità percettive.

Sciarrino detesta tutto ciò che va a scapito del suo obiettivo principale: creare musica della massima qualità a lui possibile. La sua posizione è ostinatamente ritirata: mentre molti artisti ambiscono a inserire nel curriculum la frase “Vive e lavora a [inserire una grande città a piacere, possibilmente cool]”, Sciarrino vive e lavora a Città di Castello, in Umbria, ma le sue opere risuonano in tutto il mondo. La sua etica artistica è esplicita: l’indipendenza e la professionalità non si possono conciliare con i compromessi, di qualunque tipo essi siano. E così, seguendo la rigorosa logica sciarriniana, le commissioni di nuovi brani vanno selezionate accuratamente, in modo che la fretta non pregiudichi il risultato artistico. I contatti prestigiosi, le conoscenze interessate e gli intrallazzi politici gli sono ugualmente indigesti: per esempio, rifiuta ulteriori collaborazioni con il Quartetto Arditti perché, molto semplicemente, non studia i suoi pezzi a sufficienza. Si tratta in definitiva di un personaggio incontaminato, che si proclama orgogliosamente autodidatta e che si è sempre lasciato guidare dal proprio talento.Sciarrino

Come Erik Satie, anche Sciarrino non crede nella “scuola” intesa come fabbrica di discepoli devoti e inevitabilmente simili al Maestro. È quindi naturale chiedersi che ci facesse Sciarrino in un’Accademia come la Chigiana… La risposta è semplice: il bello (o il brutto, a seconda della serietà dei docenti) dei corsi della Chigiana è che ogni insegnante viene lasciato libero di gestire il proprio corso come meglio crede. Sciarrino, uomo curioso che considera l’insegnamento come il modo migliore per scoprire e imparare lui stesso, ha scelto dodici giovani diversi l’uno dall’altro (nonostante la presenza di due gemelli): dodici mondi musicali dissimili, ma non inconciliabili. La somiglianza estetica incita alla competizione e provoca invidia; la varietà invita al confronto e stuzzica la curiosità. Obiettivo raggiunto, Salvatore.

Le prime due settimane del corso sono state intense: gli innumerevoli stimoli intellettuali del Maestro (dalla paleontologia alle opere di Verdi agli autoritratti…) si mescolavano con lo stress causato dalla necessità di comporre in tempi rapidi. La terza settimana, invece, è stata dedicata alle prove con il magnifico Quartetto Prometeo: quattro musicisti fenomenali, le cui esibizioni dal vivo sono lampanti dimostrazioni dell’essenziale differenza tra un esecutore specializzato e un interprete. I Prometei, forti della loro padronanza delle tecniche esecutive più recenti e raffinate, potrebbero accontentarsi di fornire esecuzioni corrette. Invece, le loro interpretazioni sono sempre guidate da una ricerca tanto seria quanto immaginativa dell’essenza espressiva di ogni brano. Il concerto finale è stato un’appassionante rassegna di dodici possibili linguaggi musicali contemporanei, dove i concetti di nuovo e vecchio, già sentito e mai sentito perdevano significato: l’unico centro di interesse era l’articolazione del linguaggio musicale.

Il mio pezzo, intitolato “Crossings”, è una sorta di studio preparatorio per un quartetto d’archi e si può ascoltare qui. Ecco la presentazione inserita nel programma di sala:

“Il brano è costituito da semplici elementi musicali, trattati come minuscoli personaggi che interagiscono continuamente: incisi melodici, modi di attacco, ritmi o aggregati di altezze. I loro rapporti incrociati provocano rapide alternanze, sovrapposizioni, trasformazioni e ibridazioni, in un contesto di trasparenza timbrica e formale.”

A conclusione di questo post riporto alcuni appunti sciarriniani, in cui il suo pensiero è stato mediato dalla mia interpretazione o sintesi in tempo reale. Dato il loro carattere aforistico, provo a raggrupparli per argomento.

  • il compositore

Esistere, nella vita come nell’arte, consiste nel distinguersi, tanto dai genitori quanto dai fratelli.

Comporre serve più a capire come siamo fatti che a scegliere ciò che ci piace.

Il vero problema è organizzare i suoni, non produrli o inventarli.

  • il processo compositivo

In ogni momento del processo compositivo, alla fase della riflessione deve seguire quella dell’azione, guidata dall’istinto. Il calcolo e il raziocinio, da soli, rallentano la creazione fino a bloccarla. Per questo la componente istintuale e quella intuitiva non vanno mai perse di vista, durante la composizione.

Essere libero significa esercitare il potere della scelta. Scegliere implica una rinuncia.

  • estetica, vecchio e nuovo

Utilizzare un linguaggio moderno piuttosto che antico è irrilevante: l’importante è saperlo rendere interessante e distintivo.

Ciò che è ancora ignoto ha necessariamente legami con il noto. Di conseguenza il nuovo si rivela già noto, e quindi vecchio. Allo stesso tempo, ciò che è già noto può offrire nuove letture. Per questo l’opposizione vecchio/nuovo è insensata.

Il “bello” consiste nel presentare in modo nuovo suoni che già esistono.

Ciò che è chiaro a tutti non è molto interessante.

  • cos’è la musica?

La musica cambia il nostro tempo e la nostra mente, ci immerge in un altro mondo, ci fa vivere diversamente. Ecco perché è diversa da tutte le altre arti.

La musica non è scienza, è emozione. Lo dimostra il fatto che la nostra percezione sia fondamentalmente di tipo affettivo ed emozionale.

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