Un pomeriggio a Belleville, tra anarchici e foto acquatiche

Cammino per Belleville in compagnia dell’amico BBB. Stamattina sono salito sul suo Apecar e siamo andati a fare la spesa, stretti nell’abitacolo troppo piccolo per due persone. In salita arrancavamo e BBB doveva ingranare la prima, ma in discesa zompavamo con allegra noncuranza sui dossi del quartiere.

Le origini di BBB si dividono tra attività politica e studi filosofici. In questi ultimi anni ha gestito un ristorante nel quartiere latino; pochi mesi fa l’ha venduto. Scrive testi, canzoni, sceneggiature, storie. La sua Parigi è umana, aperta, anti-borghese: per questo si sente a casa tra Belleville e Ménilmontant.

Scatto qualche foto a saracinesche colorate, e pochi metri più in là ci attira la porta aperta dell’Espace Louise Michel. Entriamo. Un anziano signore sta leggendo un libro sulle guerre carliste: storia di Spagna – la sua patria natale. Lui è Lucio Urtubia, “anarchico, rapinatore, falsario, ma soprattutto muratore” – come recita il titolo di un documentario a lui dedicato. BBB (che spesso teme i silenzi in società) sa come tener viva la conversazione; io preferisco ascoltare curioso. C’è anche un pianoforte, nella stanza: forse un giorno torneremo per un concerto informale?

Le vie del quartiere hanno nomi acquatici (rue des Rigoles, rue des Cascades, rue de la Mare…) e si intrecciano disegnando sulla collina linee sinuose come ruscelli: BBB mi spiega che questa era una delle principali riserve d’acqua della città. Adesso l’acqua non si vede, per le strade, ma nel parco di Belleville ci sono fontane e cascatelle artificiali. Una di queste monopolizza la nostra attenzione e diventa il soggetto di questa serie di fotografie.

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Uscito dal parco, fotografo la strana vetrina di un parrucchiere e un ragazzo si avvicina per chiedere perché faccio tante foto. La zona non è delle più raccomandabili e il ragazzo sta evidentemente lanciando un avvertimento… ma il suo viso paffuto e quasi sorridente non ha l’aspetto minaccioso che il suo ruolo richiederebbe. Crede alle nostre affermazioni di innocenza ed entra tranquillo nella drogheria all’angolo, forse per comprare dei bon-bon gommosi per la sua nonnina.

Si sta facendo tardi, rimontiamo sull’Ape.

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